XI Maratona di Ravenna

Uno splendido viaggio di 3 ore 38 minuti e 20 secondi “solo” per poter dire alla fine “adesso sono un maratoneta”. Certo, all’inizio pensavo di far meglio. Mi ero preparato una tabella in excel – da “precisino”, come dice Stefano – con tempi intermedi da rispettare, il passo gara da tenere, aggiungendo almeno 2km a passo lentissimo all’inizio per il fatto di dover partire dalla griglia “rossa” cioè in fondo, ed ulteriori 300m da aggiungere alla distanza totale, facilmente accumulabili con le curve larghe. Ho assunto regolarmente le gelatine (3 + 1 sprint) e mangiato solo pasta il giorno prima ed ho bevuto un sorso di sali prima di partire. E fino al 37esimo Km ero perfettamente “in gara”, per quello che era ovviamente il mio personale obiettivo di 3h e 30m. Ma la maratona non la puoi “prevedere”. Perchè 42 km (e 195m) sono tanti. Perchè, a parte i “lunghi” in allenamento, non provi mai integralmente la distanza, al massimo ne fai 36/37km. Perchè il bello della maratona è proprio la sua imprevedibilità. E allora non puoi prevedere i crampi. Provi a mettere tutto in conto ma qualcosa, nella maratona può sempre sfuggirti. Perchè 42 km (e 195m) sono un vero e proprio viaggio, in cui ti può accadere di tutto. Puoi essere “precisino” quanto vuoi – ed io in realtà non lo ero veramente, ma lo sono diventato per necessità dopo le prime gare – ma la Maratona da te esige qualcosa di più. Ed è qui il suo bello, perchè in una maratona sei nudo. E’ la maratona che lo vuole. Fai un viaggio assieme ad altri individui, alcuni li conosci, altri li conoscerai durante il viaggio. E sono tutti nudi come te. Perchè in una maratona la sofferenza ti rende trasparente. Non ti puoi nascondere. Non puoi nascondere l’affanno, i crampi, la stanchezza crescente. Ma il podista lo sa già ed è per questo che è un individuo schietto. E allora in quei 42km (e questo accade anche nella mezza maratona) conosci tanti compagni di viaggio, magari condividi con ciascuno solo alcuni km, ma in quei preziosissimi minuti ci si sostiene a vicenda e si scambia qualche battuta (se si è in grado ovviamente!) . E allora conosci quello che vorrebbe fare il personale come te ma ha perso di vista i “pacer”, oppure la ragazza che vorrebbe mandare a quel paese la sua “allenatrice/motivatrice” che la segue in bicicletta perchè son dieci km che “manca poco all’arrivo”. Senti gli amici appena conosciuti con cui hai fatto la foto di gruppo prima della partenza che urlano e ti incoraggiano perchè sanno che questa è la tua “prima volta”. E magari incontri anche una formazione di Opliti Spartani, che marciano in perfetta sincronia (e lo faranno per tutti i 42,197km) a torso nudo, con elmo, lancia e scudo: una performance in costume stoica e storica (a titolo informativo, si tratta di un gruppo di podisti polacchi). E non fa caldo. Oppure si sta in silezio, perchè comunque quello che cerchi nel compagno di viaggio è la condivisione della fatica. Questa è la maratona. Ed io me la sono goduta interamente dal primo al 42esimo km (e 195m). Impagabile. Faccio un bilancio dopo circa un anno che corro (dopo una “pausa” di oltre vent’anni) e non posso che essere contento. Mi son tolto piccole soddisfazioni su distanze diverse, ma ora misurandomi con la distanza più lunga, la regina del fondo, sento di aver fatto una scommessa sui miei limiti. Nonostante l’età (46) e nonostante un fisico non esattamente ideale per il fondo puro (82kg per 176cm sembrano più le misure di un pugile della categoria medio-massimi). Peccato per i crampi, ma nonostante tutto non ho sbattuto contro il “muro del maratoneta”, segno che gli allenamenti con Stefano sono serviti. Ho imprecato parecchio gli ultimi 4/5km, ma con estrema lucidità. Al punto che, quando ho capito che non sarei riuscito a star sotto i 3h30m, già stavo pensando alla prossima maratona. Già, perchè comunque una maratona non la puoi “improvvisare”. Te la devi “programmare”. Devi mettere nelle gambe tanti km. Devi abituare il fisico e la testa alle lunghe distanze. Devi dedicarci tanto tempo – e non sempre ti ripaga – sottraendolo alla famiglia. Ma io sono fortunato, ho sposato un’atleta che corre con me, e mi alleno con un amico/collega che ha gli stessi miei orari (sembra una cazzata, ma non lo è). Il rimprovero più grande che posso ricevere da Andreina è “ricordati che non sei più un ragazzino”.

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