32a Maratonina di Voltana (Lugo)

Il divertimento per una gara podistica  inizia già la mattina presto (in questo caso, particolarmente presto, esattamente alle 5 del mattino). C’è un rituale che comincia con la colazione (energetica soprattutto quando si parla di mezze maratone) e la preparazione della borsa: calzoncini e t-shirt tecnica (lunghi se è freddo), le scarpe tecniche, il cambio, la canottiera della società, la fascia, gli occhiali (se c’è sole), le gelatine, i sali, il certificato medico, la fascia e l’applicazione del pettorale se è già stato ritirato. Infine si parte, ognuno con la propria borsa (e il proprio kit). Una liturgia.

Voltana è lontana. Non conoscevamo la località (una frazione di Lugo) e la prima volta che la sentimmo nominare, pensammo ad un pianeta di Star Wars. Il “pianeta Voltana”: suona molto bene. Ma la gara è “Fidal”, che significa che c’è un cronometraggio elettronico con microchip ed è ben organizzata. Come infatti si è rivelato.

Per arrivarci, due ore di treno con cambio e fermate ogni 15 minuti. Un po’ come prendere un autobus. Nel frattempo si naviga su facebook, si sonnecchia e si fa la 2a colazione a base di gelatine.
Fa un freddo cane e decidiamo di correre con i calzoncini da runner lunghi.

Se alla Cheursa di Bech i podisti sono agguerriti, qua corrono con il coltello fra i denti. La corsa è veloce e bella. Ci siamo ripresi da Ravenna e facciamo entrambi il “personal best”. Io chiudo in 1:35:46. A Bologna avrei dignitosamente figurato nella mia categoria, qua invece sono a metà classifica dietro a podisti anche di categoria superiore, cioè più “vecchi”. Però la soddisfazione è tanta. Ed anche il pacco gara, con crostatine di marmellata, non è per niente male. E così ci concediamo birra e patatine al bar della stazione prima di rientrare.

 

“C’è la Mezza di Voltana, ci iscriviamo?” “No”

Era cominciata così, poi però mi dispiaceva finire l’anno senza un’altra mezza maratona nelle gambe e quindi il no è diventato sì. Alla fine ne è valsa la pena. Gara piatta, in tutti i sensi: strade asfaltate diritte in mezzo ai campi, un paio di salite di cavalcavia, mi pareva di essere a casa, la Pianura Padana è tutta uguale. Gara fatta in buona compagnia. Matteo l’ho affiancato al secondo km, ci siamo dati una mano a vicenda e l’ho mollato negli ultimi due, io stavo bene e lui invece era un po’ in crisi. “Vai” e sono andata. Chiudo in 1:54:51, una manciata di secondi meglio del real time di Ravenna. Samuele mi aspetta col solito beveraggio, poi doccia, birra, patatine, treno, casa.

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